Tre sigle che girano sempre attorno al diritto d'autore musicale italiano. Cosa significano davvero, chi gestisce cosa, e qual è il loro reale ruolo dopo la riforma del 2017. Una guida senza polemiche, pensata per chi diffonde musica in un'attività commerciale.
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Quando ascolti un brano alla radio o in streaming, dietro quel suono ci sono almeno tre soggetti distinti che hanno diritti economici: chi ha scritto la musica (autore), chi ha scritto le parole (autore/editore), chi ha registrato l'esecuzione (produttore fonografico).
Quando quel brano viene diffuso in un luogo aperto al pubblico — un negozio, un ristorante, un hotel, un ufficio aperto ai clienti — la legge italiana riconosce a ciascuno di questi soggetti il diritto a un compenso. La somma di questi diritti, e dei loro corrispettivi economici, è quello che chiamiamo "licenza musicale per la diffusione in pubblico esercizio".
A gestire la raccolta e la distribuzione di questi compensi, storicamente, sono organismi di gestione collettiva (OGC) e, dopo il 2017, anche entità di gestione indipendenti (EGI). In Italia gli attori principali sono Siae, Scf e LEA-Soundreef. Vediamoli uno per uno.
È il più conosciuto e il più grande operatore italiano nella gestione collettiva del diritto d'autore. Fondata nel 1882, gestisce per conto degli autori e degli editori i compensi derivanti dall'uso pubblico delle loro opere.
Siae gestisce i diritti d'autore sulle opere musicali. Questo significa: i diritti di chi ha scritto la composizione (il compositore della melodia) e di chi ha scritto il testo (il paroliere), oltre ai diritti degli editori musicali a cui questi autori hanno conferito mandato.
Non gestisce invece i diritti connessi sulla registrazione fisica del brano: quelli sono di pertinenza di Scf, di cui parliamo più avanti.
Secondo la delibera Agcom 142/25/CONS, basata sui dati 2024, Siae rappresenta circa il 99,2% del repertorio musicale utilizzato in Italia. Non è più un monopolio formale, ma resta un operatore dominante per ragioni storiche e contrattuali.
È un dato importante perché spiega un fatto pratico: nella maggior parte dei casi, un brano "preso a caso" dal repertorio commerciale italiano sarà gestito da Siae per i diritti d'autore. Diffondere "musica fuori Siae" non è quindi automatico: richiede di lavorare con cataloghi musicali specificamente costruiti al di fuori dei repertori amministrati dalle società di gestione collettiva.
Se Siae gestisce gli autori, Scf gestisce i produttori. È il consorzio che in Italia rappresenta l'industria discografica per la riscossione dei diritti connessi.
Scf gestisce i diritti connessi sulle registrazioni fonografiche. Quando un brano viene diffuso in pubblico — radio, TV, locale commerciale — i produttori discografici e gli artisti interpreti hanno diritto a un compenso autonomo, in aggiunta a quello dovuto agli autori via Siae.
Sono due cose distinte e cumulabili: chi diffonde musica registrata in un pubblico esercizio, nel modello tradizionale, paga sia Siae sia Scf. Sono ricevute separate, importi separati, normative separate.
Gli importi sono negoziati periodicamente con le principali associazioni di categoria (Confcommercio, Federalberghi, FIPE, ecc.) e variano in base alla tipologia di esercizio commerciale, alla superficie del locale, e alla modalità di diffusione musicale. È una struttura tariffaria parallela a quella Siae, con criteri propri.
Il D.Lgs. 35/2017 ha aperto il mercato della gestione collettiva. Soundreef, EGI con sede in Irlanda, è il principale operatore alternativo a Siae nel mercato italiano.
Fino al 31 dicembre 2024, Soundreef ha operato in Italia attraverso LEA (Liberi Editori e Autori), l'entità di gestione indipendente che raccoglieva direttamente i compensi sul territorio nazionale. Dal 2025, Soundreef opera in Italia direttamente, senza più passare da LEA.
Per chi gestisce un locale, dal punto di vista pratico cambia poco: se diffonde brani di autori iscritti a Soundreef, deve ottenere una licenza separata da Soundreef in aggiunta a quella Siae (per il restante repertorio Siae) e a quella Scf (per i diritti connessi).
Sempre secondo la delibera Agcom 142/25/CONS, LEA-Soundreef rappresenta circa lo 0,8% del repertorio musicale utilizzato in Italia nel 2024. È una quota piccola ma rilevante per due ragioni: include alcuni autori molto noti del pop italiano contemporaneo, e ha rotto formalmente il monopolio Siae aprendo la strada ad altri operatori.
Se diffondi musica registrata nel tuo locale commerciale, nel modello tradizionale italiano stai potenzialmente attivando licenze con tre soggetti diversi.
| Soggetto | Cosa gestisce | Quando entra in gioco |
|---|---|---|
| Siae | Diritti d'autore (composizione, testo) | Sempre, se il brano è nel repertorio Siae (circa 99% del mercato) |
| Scf | Diritti connessi (registrazione fonografica) | Sempre, per la diffusione di musica registrata |
| Soundreef | Diritti d'autore alternativi (autori iscritti) | Se il repertorio diffuso contiene brani Soundreef (circa 0,8%) |
Nota: Nuovo Imaie gestisce inoltre i diritti connessi degli artisti interpreti. È un soggetto separato da Scf, anche se opera nello stesso ambito di diritti connessi.
Sì. La possibilità è prevista dalla stessa Direttiva Barnier e dal D.Lgs. 35/2017: il produttore di un brano può scegliere di non conferire mandato a nessuna collecting e di concedere direttamente le licenze d'uso all'utilizzatore finale.
Accanto al sistema delle società di gestione collettiva esiste un'altra strada: cataloghi musicali realizzati da produttori che non hanno conferito mandato a Siae, Scf o altri organismi di gestione collettiva. La diffusione di questi cataloghi è regolata direttamente dal contratto con il fornitore del servizio, senza passare dalle collecting.
Il vantaggio è la semplicità contrattuale: un solo interlocutore, un canone unico, tutto incluso. Lo svantaggio è che funziona solo se nel locale si diffonde esclusivamente il catalogo del fornitore scelto. Mischiare il catalogo proprietario con playlist commerciali generiche fa decadere il modello.
È esattamente il caso di My Corporate Radio: un servizio di radio per locali e aziende basato su una libreria musicale interamente di nostra produzione, al di fuori dei cataloghi amministrati da Siae, Scf e Soundreef. Al cliente viene fornito un documento intestato al locale che descrive l'origine del catalogo.
È il modello più diffuso. Diffondi liberamente musica del mercato commerciale e copri i compensi attraverso le collecting. Va bene se vuoi diffondere brani noti, mainstream, riconoscibili dal pubblico, e accetti la struttura tariffaria delle collecting. Comporta più rapporti contrattuali da gestire e costi variabili in base a tipologia e superficie del locale.
Diffondi solo un catalogo musicale al di fuori dei repertori delle società di gestione collettiva (come la libreria proprietaria di My Corporate Radio). Una sola fonte, un canone mensile fisso, un documento intestato al locale. Va bene se vuoi semplificare la parte amministrativa e se la natura editoriale del catalogo (canali curati per settore) è coerente con il tuo posizionamento.
Mescolare un catalogo musicale al di fuori delle collecting con playlist Spotify o radio FM accese al volo non funziona, dal punto di vista contrattuale. Il documento del servizio scelto descrive solo il catalogo effettivamente diffuso. Se sopra ci appoggi altre fonti musicali, quelle restano regolate dalle loro condizioni d'uso.
Siae gestisce i diritti d'autore sulle composizioni (autori e editori). Scf gestisce i diritti connessi sulle registrazioni (produttori discografici e interpreti). Sono due cose distinte e, nel modello tradizionale, vanno entrambe versate.
LEA è l'entità di gestione indipendente attraverso cui Soundreef ha operato in Italia fino al 31 dicembre 2024. Dal 2025 Soundreef opera direttamente. Rappresenta circa lo 0,8% del repertorio italiano (Agcom 142/25/CONS).
Formalmente dal D.Lgs. 35/2017, che ha recepito la Direttiva UE 2014/26 (Direttiva Barnier). Il mercato è stato aperto ad altri organismi di gestione collettiva e a entità di gestione indipendenti.
Nuovo Imaie gestisce i diritti connessi degli artisti interpreti ed esecutori. È un soggetto distinto da Scf, anche se opera in un ambito di diritti connessi. Per la diffusione di musica registrata nel modello tradizionale, anche questo compenso può essere dovuto.
Sì: usare cataloghi musicali al di fuori dei repertori amministrati dalle società di gestione collettiva. È il caso di My Corporate Radio, un servizio di radio basato su una libreria musicale di propria produzione. Il cliente riceve un documento intestato al locale che descrive l'origine del catalogo musicale diffuso.
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